CASSANDRA CLARE E ROBIN WASSERMAN.

L'HERONDALE SCOMPARSO.


Ciclo: Le cronache dell'Accademia Shadowhunters. 2.


Titolo originale: Tales from the Shadowhunter Academy. The Lost Herondale.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
2015 A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Simon scopre che il peggior crimine che uno Shadowhunter possa commettere 
disertare. All'inizio del Diciannovesimo secolo, Tobias Herondale abbandona i
compagni Shadowhunters nel mezzo della battaglia, condannandoli a morte certa.
La sua azione sarebbe stata punita con la morte se non fosse che Tobias scompare
nel nulla. Il Conclave reclama la vita della moglie al posto della sua. Simon e gli altri
studenti rimangono scioccati della brutalit della decisione del Conclave
soprattutto quando scoprono che la donna era incinta. Ma se il neonato fosse
sopravvissuto... Forse l fuori potrebbe esserci un ramo dispero della famiglia
Herondale.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti.
La saga "Shadowhunters" ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy nel mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e 400.000 in Italia.
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In un tempo non molto lontano, Simon Lewis era fermamente convinto che tutti gli insegnanti di educazione fisica
fossero demoni fuggiti dalla loro dimensione infernale, impazienti di sfamarsi delle sofferenze di poveri ragazzi
scoordinati.
Non immaginava proprio di averci quasi azzeccato.
L'orario scolastico dell'Accademia degli Shadowhunters non prevedeva anche lezioni di ginnastica. Non esattamente.
E l'istruttore, Delaney Scarsbury, pi che un demone era uno Shadowhunter convinto che mozzare le molteplici teste
di qualche bestia infernale fosse il programma ideale per un sabato sera.
Tuttavia, per Simon, quelli erano solo dettagli.
"Lewis!" gli grid Scarsbury, torreggiando su di lui, che se ne stava sdraiato a terra cercando disperatamente di
costringersi a fare un'altra flessione. "Che cosa stai aspettando? Vuoi un invito scolpito su pietra?"
Le gambe di Scarsbury erano grosse come tronchi d'albero, e i suoi bicipiti smisurati. Scoraggiante, a dir poco. Quella
era la vera differenza tra lo Shadowhunter e i mondani che Simon aveva sempre come insegnati di ginnastica, quasi
tutti a malapena in grado di sollevare un sacchetto di patatine.
Nessuno di questi ultimi, inoltre, aveva mai portato una benda sull'occhio, ne aveva mai avuto una spada benedetta
dagli angeli e coperta di rune.
A parte questo, sotto ogni altro punto di vista, Scarsbury era identico a tutti loro.
"Guardate bene Lewis!" grid l'istruttore al resto della classe mentre Simon, con le braccia che tremavano per lo
sforzo, si teneva sollevato pregando di non cadere con la pancia nel fango.
Per l'ennesima volta. "Magari stavolta il nostro eroe riuscir ad avere la meglio sugli spaghetti che ha al posto delle
braccia."
Solo una persona rise. Simon riconobbe l'inconfondibile sogghigno di Jon Cartwright, figlio maggiore di un'illustre
famiglia Shadowhunter (come lui per primo faceva immancabilmente notare a chiunque). Jon era convinto di essere
nato per la gloria e sembrava piuttosto irritato dal fatto che Simon, uno sventurato mondano, l'avesse raggiunta
prima di lui. Che poi non se ne ricordasse, pazienza. Guarda caso era stato proprio Jon il primo a chiamare Simon 'il
nostro ero. E come tutti i perfidi insegnanti di ginnastica prima di lui, Scarsbury si era dimostrato pi che felice di
imitare l'atteggiamento di quel suo allievo cos popolare.
All'Accademia gli studenti erano divisi in due categorie: una dei ragazzi Shadowhunter cresciuti in quel modo,
destinati dal loro stesso sangue a combattere demoni, e una dei mondani, fondamentalmente incapaci, carenti quanto
a profilo genetico e in perenne affanno per stare al passo. Trascorrevano la maggior parte della giornata in zone
separate, i mondani a studiare i rudimenti delle arti marziali e a memorizzare nei minimi dettagli l'Alleanza dei
Nephilim, gli Shadowhunters a concentrarsi su abilit pi avanzate: eseguivano giochi di destrezza con le stellette
ninja, studiavano la lingua ctonia, si tracciavano a vicenda rune di odiosa superiorit e chiss cos'altro. (Simon
continuava a sperare che da qualche parte nel manuale degli Shadowhunters fosse spiegato il segreto della Presa
Vulcanica. Dopotutto, i suoi istruttori non facevano che ripeterglielo: 'Tutte le storie sono ver.) L'inizio di ogni
giornata tuttavia, era sempre collettivo: a prescindere da quanto inesperto o progredito fosse, all'alba ogni studente
doveva presentarsi sul campo di addestramento per un'estenuante ora di esercizi a corpo libero. 'Divisi ci reggiamo in
piedi' si disse Simon, mentre i suoi ostinati bicipiti rifiutavano di piegarsi. 'Uniti facciamo flessioni'.
Quando aveva annunciato a sua madre che voleva frequentare un'accademia militare per irrobustirsi un po', lei
l'aveva guardato male (non per quanto avrebbe fatto se le avesse detto di voler frequentare una scuola per Cacciatori
di demoni, per poter bere dalla Coppa Mortale, ascendere al rango Shadowhunter e, magari, recuperare i ricordi che
gli erano stati sottratti in una vicina dimensione infernale...per quasi). Lo sguardo che gli aveva rivolto diceva molto
chiaramente: 'Mio figlio Simon Lewis, vuole arruolarsi e fare una vita che prevede cento flessioni prima di colazione?'
Simon gliel'aveva letto in faccia perch la conosceva bene, ma lo sapeva per certo perch, quando lei aveva
riacquistato la parola, gli aveva effettivamente chiesto: 'Mio figlio, Simon Lewis, vuole arruolarsi e fare una vita che
prevede cento flessioni prima di colazione?'. Poi, per scherzo, gli aveva anche domandato se per caso fosse posseduto
da qualche essere malvagio, battuta alla quale il ragazzo aveva finto di ridere, cercando, per una volta, di ignorare gli
stralci di memoria dell'altra vita, quella vera. Quella in cui era stato trasformato in un vampiro e sua madre l'aveva
definito un mostro, sbattendolo fuori di casa senza la minima esitazione.
A volte Simon pensava che avrebbe fatto di tutto pur di riacquistare i ricordi che gli erano stati sottratti, ma in altri
momenti si chiedeva se non fosse meglio lasciare certe cose nell'oblio...
Scarsbury, pi duro ed esigente di qualsiasi sergente istruttore dell'esercito, imponeva ai suoi giovani allievi duecento
flessioni ogni mattina, ma almeno permetteva loro di fare colazione, prima.
Dopo le flessioni era il turno dei giri di corsa. Poi veniva quello degli affondi. E dopo gli affondi...
"Prego, eroe. Dopo di te" disse sarcastico Jon, cedendogli il posto affinch fosse il primo, poi non ci tocca aspettare una
vita prima che ci raggiungi."
Simon era troppo sfinito per ribattere a tono. E decisamente troppo esausto per inerpicarsi su per quella parete, un
appiglio alla volta, lontani metri gli uni dagli altri. Riusc a salire per qualche manciata di centimetri, poi si ferm per
concedere una tregua ai muscoli stremati. Uno dopo l'altro, i suoi compagni lo sorpassarono: non ce n'era uno con il
fiato anche solo un po' corto.
'Fai l'eroe, Simon' si disse da solo, con un filo di voce, ripensando alla vita che Magnus Bane gli aveva fatto balenare
davanti agli occhi al loro primo incontro  o per lo meno, al primo che lui riuscisse a ricordare. 'Vivi l'avventura,
Simon. Trasforma la tua vita in un'unica, interminabile, sfiancante lezione di ginnastica, Simon.'
"Ehi, bello, guarda che hai ricominciato a parlare da solo." George Lovelace, compagno di stanza di Simon e suo unico
vero amico all'Accademia, si iss accanto a lui. "Stai perdendo la presa...?"
"Sto parlando da solo, mica con i marziani!" precis Simon.
"L'ultima volta che ho controllato, ero ancora sano di mente."
"No, non intendevo quello." George indic con un cenno le dita sudate di Simon, esangui per lo sforzo di dover
sorreggere tutto il peso del corpo. "Parlavo della presa sul muro. Stai-perdendo-la-presa, hai presente?"
"Ah...si, certo. Comunque non perdo niente, sono fresco come una rosa, tranquillo. Faccio cos per lasciarvi un po' di
vantaggio. In una battaglia sono sempre le maglie rosse a buttarsi per prime, no?"
"Ma no, maglie rosse, la carne da cannone, quelli che nei film muoiono sempre per primi! Mai visto Star Trek? Non ti
dice niente?" Simon sospir di fronte all'espressione esterrefatta di George. D'accordo, era cresciuto in una remota
zona di campagna della Scozia, ma internet e tv arrivavano anche l! Il problema, almeno dal suo punto di vista, era
che i Lovelace non guardavano altro che partite di calcio, e accendevano il wi-fi quasi esclusivamente per controllare
le statistiche del Dundee United e, ogni tanto, comprare all'ingrosso il mangime per le pecore. "Come non detto.
Comunque sto bene, ci vediamo in cima."
George si strinse nelle spalle e riprese a guardare quella specie di modello di Abercrombie, muscoloso e abbronzato,
che si issava aggrappandosi agli appigli di plastica con la stessa agilit di Spiderman. Ridicolo: George non era
nemmeno uno Shadowhunter, non di sangue, almeno. Era stato adottato, perci era mondano proprio come lui. A
parte il fatto che, come gran parte degli altri mondani (e al contrario di lui), rappresentava un esemplare
praticamente perfetto del genere umano. Aitante, coordinato, forte e agile da fare schifo, nonch quanto di pi vicino
a uno Shadowhunter si potesse ottenere senza sangue angelico nelle vene. In altre parole: un super atleta.
La vita all'Accademia non contemplava tante delle cose che un tempo Simon considerava indispensabili alla
sopravvivenza: computer, musica, fumetti, servizi igienici interni. Negli ultimi due mesi circa, si era pi o meno
abituato a farne a meno, ma restava un'assenza della quale non riusciva proprio a capacitarsi.
L non c'erano nerd.
Una volta sua madre gli aveva detto che essere ebrea le piaceva soprattutto perch, ovunque si fosse trovata in giro
per il mondo, le sarebbe bastato mettere piede in una sinagoga per sentirsi a casa. India, Brasile, Nuova Zelanda,
persino Marte, se ci si poteva fidare di Shalom, Spacemen! , il fumetto artigianale che aveva rappresentato il momento
saliente del terso anno della scuola ebraica di Simon. Gli ebrei di tutto il mondo pregavano nella stessa lingua, con le
stesse melodie e le stesse parole. Sua madre (che, per altro, non si era mai allontanata granch da New York,
figuriamoci dagli Stati Uniti) aveva detto al figlio che, finch fosse riuscito a trovare gente che parlasse la lingua della
sua anima, non sarebbe mai stato solo.
E aveva ragione. Finch fosse riuscito a trovare gente che parlava la sua lingua, cio quella di Dangeons & Dragons, di
World of Warcraft, di Star Trek, dei manga e dei muscoli indie che scrivevano canzoni come Han spara per primo o
Frack you si sarebbe sentito tra gli amici.
Ma quegli Shadowhunters in addestramento, invece?
Probabilmente la maggior parte pensava che 'manga' fosse il nome di una qualche infezione tipo piede d'atleta in
versione demoniaca.
Lui stava facendo del proprio meglio per educarli alle cose belle della vita, ma ragazzi come George Lovelace avevano
tanta propensione al dado a dodici facce quanta Simon ne avesse per...b, per qualsiasi cosa fisicamente pi
complessa che camminare e masticare una gomma allo stesso tempo.
Come Jon aveva previsto, Simon rimase l'ultimo appeso alla parete. Nel tempo che a tutti gli altri era servito per
arrivare in cima, suonare la campanella e tornare a terra, lui era riuscito a raggiungere un'altezza di appena dieci
metri. L'ultima volta che era andata cos, Scarsbury, un vero sadico, aveva chiesto a tutta la classe di sedersi e restare
ad osservare mentre lui cercava di guadagnare la vetta soffrendo come un cane. Stavolta, per fortuna, il prof ebbe
piet e dichiar l'attivit conclusa.
"Basta cos!" grid battendo le mani. Simon si domando se esistessero fischietti con le rune: in tal caso, avrebbe
potuto regalarne uno a Scarsbury per Natale. "Lewis, risparmiaci il supplizio e scendo di l. Voialtri andate nella sala
delle armi, sceglietevi una spada e dividetevi a coppie per la schermaglia." La sua presa d'acciaio cal come una morsa
sulla spalla di Simon.
"Non cos in fretta, eroe. Tu resti qui."
Il ragazzo si chiese se fosse arrivato il momento, quello in cui il suo eroico passato sarebbe stato definitivamente
cancellato da quello sfortunato presente e lui buttato fuori dalla scuola. Subito dopo, per, Scarsbury chiam diversi
altri nomi, tra i quali Lovelace, Cartwright, Beauvale, Mendoza: erano quasi tutti Shadowhunters, nonch gli allievi pi
in gamba del corso, quindi Simon si concesse di allentare la tensione, almeno un po'.
Qualunque cosa l'istruttore avesse da dire, non poteva essere cos grave. Non se tra i destinatari c'erano anche Jon
Cartwright, medaglia d'oro in 'leccapiedismo'.
"Seduti!" tuon Scarsbury.
Si sedettero.
"Siete qui perch siete i venti studenti pi promettenti della classe." Segu una pausa a effetto, affinch l'elogio venisse
recepito a dovere. Molti sorrisero, raggianti: a Simon venne voglia di sprofondare. Per lui la situazione era pi: "I
diciannove studenti pi promettenti e quello che vive ancora di rendita grazie al passato". Gli sembrava di essere
tornato all'et di otto anni, quando aveva sentito sua madre che minacciava l'allenatore di minibaseball perch
scegliesse anche lui come battitore.
"Abbiamo un Nascosto che ha infranto la Legge e deve essere fermato" prosegu l'istruttore. "Chi comanda ha deciso
che questa, per voi ragazzi,  l'opportunit perfetta per diventare uomini."
Marisol Rojas Garza, una tredicenne mondana pelle e ossa, sempre con la faccia di una che ti sta dicendo: 'Ti faccio un
mazzo cos', si schiar la gola con forza.
"Si...volevo dire, uomini e donne" precis Scarsbury, per niente entusiasta. Tra gli allievi si diffuse un brusio di
eccitazione mista ad apprensione: nessuno di loro si aspettava una vera missione d'addestramento cos presto. Alle
spalle di Scarsbury, Jon simul uno sbadiglio. "Che noia...potrei ammazzare un Nascosto ribelle anche dormendo."
Simon, che l'aveva fatto davvero, e oltre ai Nascosti aveva ucciso anche terrificanti demoni tentacolati,
Shadowhunters oscuri e vari mostri assetati di sangue che strisciavano nei suoi incubi, non aveva nessuna voglia di
sbadigliare, ma ne aveva tanta di vomitare, piuttosto.
George alz la mano. "Scusi, signore, ma alcuni di noi sono ancora..." deglut e, non per la prima volta, Simon si chiese
se al suo amico dispiacesse aver confessato la verit sul proprio conto: in fondo l'Accademia diventava un luogo molto
ospitale se appartenevi alla categoria d'lite, e non soltanto perch ti risparmiavi di dormire nei sotterranei.
"...mondani" concluse.
"Me ne sono accorto da solo, Lovelace, grazie" fu l'asciutto commento di Scarbury. "Immagina la mia sorpresa quando
ho scoperto che anche nella feccia c' qualcuno che vale, in fondo."
"No, voglio dire..." George esit; per essere un dio del sesso scozzese, alto quasi due metri (questa era la descrizione
che dava di lui Beatriz Velez Mendoza, stando a quella chiacchierona della sua migliore amica), si stava lasciando
intimidire pi del necessario. Alla fine raddrizz le spalle e si fece avanti. "Voglio dire che noi siamo mondani. Non
possiamo ricevere il Marchio, non possiamo usare spade angeliche, stregaluci n niente del genere; non abbiamo, che
so, superpoteri tipo una velocit da fulmini o riflessi angelici. Metterci all'inseguimento di un Nascosto quando ci
stiamo allenando da un paio di mesi...non sar troppo pericoloso?"
Una vena del collo di Scarsbury inizi a pulsare in maniera allarmante, mentre il suo occhio buono si proiett cos
fuori dall'orbita che Simon temette di vederlo schizzare dal cranio. (In tal caso si sarebbe spiegato il mistero della
benda sull'altro occhio, quanto meno.) "Pericoloso? Pe-ri-co-lo-so?" si infuri. "C' qualcun altro qui che ha paura di
un po' di... pericolo?"
Se cos era, da Scarsbury erano letteralmente terrorizzati, perci tennero la bocca chiusa. L'istruttore sfrutt quel
silenzio denso e minaccioso per un lungo minuto di tortura, Poi fulmin George con lo sguardo. "Se hai paura delle
situazioni pericolose, ragazzo, ti trovi nel posto sbagliato. Quanto al resto di voi, feccia, vi conviene scoprirlo subito se
avete i giusti attributi. In caso contrario, vi informo che bere dalla Coppa Mortale vi uccider. E fidatevi, cari i miei
mondani: morire dissanguati da un succhiasangue sarebbe una fine molto pi piacevole." Aveva tenuto lo sguardo
fisso su Simon, forse perch lui una volta un succhiasangue lo era stato, o forse perch adesso sembrava il candidato
ideale a fare quella fine.
Simon pens che magari era proprio ci che l'istruttore sperava: l'aveva selezionato per quella missione nella
speranza di sbarazzarsi del suo studente pi problematico.
Ma nessuno Shadowhunter, neppure uno che faceva l'istruttore di ginnastica, sarebbe mai caduto cos in basso, vero?
Qualcosa dentro Simon, il fantasma di un ricordo, lo ammon di non contarci troppo.
"Ci siamo intesi? C' qualcun altro, qui, che vuole correre da mammina e paparino gridando: 'Aiuto, aiuto c' un
vampiro grande, grosso e cattivo che mi vuole mangiare?"
Silenzio di tomba.
"Eccellente. Avete due giorni per prepararvi. Dopodich continuate a ricordare a voi stessi quanto resteranno
sbalorditi tutti i vostri piccoli amici una volta che sarete tornati indietro."
Soffoc una risata. "Sempre che accada."
La sala comune degli studenti era buia e ammuffita, illuminata da candele tremule e sorvegliata dai volti austeri di
Shadowhunters del passato: Herondale, Lightwood e persino qualche Morgenstern si affacciavano alle pesanti cornici
dorate, trionfi sanguinari conservati sotto forma di pittura ad olio sempre pi sbiadita. Per presentava diversi, palesi
vantaggi rispetto alla camera da letto di Simon: non si trovava nei sotterranei; non aveva le pareti rivestire di melma
nera: non aveva quel vago odore di calzino bagnato (che avrebbero anche potuto essere cadaveri di ex allievi in
decomposizione sotto assi di legno del pavimento); infine, non ospitava quella che sembrava una numerosa e
chiassosa famiglia di ratti intenti a zampettare dietro le pareti. Tuttavia la sua stanza un vantaggio l'aveva, ed era
notevole. A Simon venne in mente proprio quella sera, mentre se ne stava in un angolo a giocare a carte con George.
Era la garanzia che Jon Cartwright e il suo seguito di groupie Shadowhunter non si sarebbe mai e poi mai sognato di
metterci piede.
"Niente sette" stava dicendo George, mentre Jon, Beatriz e Julie entravano in sala.
"Pesca."
Vedendoli arrivare, all'improvviso Simon si interess moltissimo al gioco. O, per lo meno, fece del suo meglio. In un
normale collegio, nella sala comune ci sarebbe stato un televisore, anzich un gigantesco ritratto di Jonathan
Shadowhunter con gli occhi che brillavano come la spada. Dai dormitori sarebbe uscita musica che si sarebbe
mescolata nei corridoi; un po' bella, un po' dei Phish.
Poi ci sarebbero state mail, messaggi, un po' di porno su internet.
All'Accademia, le opzioni per le ore serali erano limitate: si poteva studiare il Codice, oppure dormire. Le carte erano
quanto di pi vicino ci fosse ai videogiochi, e quando stava troppo a lungo senza un joystick in mano, Simon
cominciava morire dalla voglia di rifarsi. Ma quando passavi tutto il giorno ad allenarti per sconfiggere mostri veri,
del mondo reale, Dungeons & Dragons perdeva un po' del suo fascino... O almeno cos sostenevano George e tutti gli
studenti che Simon aveva provato ad arruolare per una campagna virtuale. Quindi gli erano rimasti solo i giochi,
oramai quasi dimenticati, tipici delle vacanze al campo estivo: la Peppa, Stracciacamicia e, ovviamente, quello con cui
si stavano dilettando in quel momento, ovvero Famiglie. Simon soffoc uno sbadiglio.
Jon, Beatriz e Julie se ne stavano in piedi accanto a loro, con una palese voglia di essere notati. Simon sperava che, se li
avesse ignorati abbastanza a lungo, se ne sarebbero andati senza troppe storie. Beatriz non era male, se presa da sola.
Julie, invece, era un pezzo di ghiaccio. Aveva, cosa molto sospetta, pochissimi difetti fisici (la chioma bionda e setosa
di una Barbie, la pelle di porcellana di una modella di cosmetici, curve pi favolose di quelle di qualsiasi ragazza del
calendario appeso nel garage di Erik e...aveva l'espressione rapace di un individuo in missione cerca e distruggi
contro ogni tipo di debolezza. E per giunta, una spada.
Jon, ovviamente, era sempre Jon.
Gli Shadowhunters non praticavano la magia, e quello era un dogma fondamentale delle loro credenze, perci era
improbabile che l'Accademia insegnasse a Simon un modo per spedire Jon Cartwright in un'altra dimensione. Ma
sognare non era vietato.
No, non se ne andavano. Alla fine, George, geneticamente incapace di essere scortese, pos le carte.
"Avete bisogno?" chiese al gruppo, l'intonazione scozzese appena velata di gelo. La simpatia di Jon e Julie nei suoi
confronti si era volatilizzata appena i due avevano saputo la verit sul suo sangue mondano; e sebbene George non
l'avesse detto in modo esplicito, era chiaro che non aveva dimenticato il loro comportamento n l'aveva perdonato.
"In realt si" rispose Julie, Fece un cenno verso Simon. "Di lui."
Venire a sapere dell'imminente missione con l'obiettivo di uccidere un vampiro non era stata esattamente la ciliegina
sulla torta della giornata di Simon: non era proprio in vena. "Cosa volete?" chiese secco.
Julie rivolse uno sguardo imbarazzato a Beatriz, che si guard i piedi. "Chiediglielo tu" mormor, "no, meglio se lo fai
tu" ribatt l'altra.
Jon alz gli occhi al cielo. "Oh, per l'Angelo! Ci penso io." Si raddrizz pi che poteva, sfoggiando tutta la sua
impressionante altezza; si mise le mani sui fianchi e abbass lo sguardo regale su Simon. Sembrava uno che faceva
prove di postura allo specchio.
"Vogliamo che ci parli dei vampiri."
Simon sorrise. "E cosa vorreste sapere? Quello che fa pi paura  Eli, di Lasciami entrare; il pi Kitsch  l'ultimo
Lestat; il pi sottovalutato, David Bowie in Miriam si sveglia a mezzanotte. Il pi sexy  sicuramente Drusilla, anche se
una ragazza vi direbbe di sicuro Damon Salvatore o Edward Cullen. Per..." si strinse nelle spalle "...sapete come sono
fatte le donne."
Julie e Beatriz avevano sgranato gli occhi. "Non pensavano che ne conoscessi cos tanti!" esclam Beatriz. "Sono...sono
tutti i tuoi amici?"
"Oh, come no! Io e il conte Dracula siamo cos" rispose Simon accostando indice e medio. "Anche con il conte Chocula,
quello dei cereali a forma di fantasmini al cioccolato. Per non parlare del mio migliore amico in assoluto, il conte
Blintzula! Proprio una sagoma, quello..." Tacque, perch si accorse che nessuno stava ridendo. Anzi: nessuno si era
neppure accorto che stesse scherzando. "Sono tutti personaggi televisivi.
Oppure...alimentari."
"Ma che cosa sta dicendo?!" fece Julia a Jon, arricciando il suo nasino perfetto con aria perplessa.
"Chissenefrega. Ve lo dicevo che era solo una perdita di tempo.
Come se a questo qui importasse qualcosa degli altri!" fu il commento di Jon.
"In che senso, scusa?" intervenne Simon, che cominciava ad irritarsi.
George si schiar la voce, visibilmente a disagio. "Dai, se non hai voglia di parlarne sono affari suoi."
"Non quando ci sono in gioco le nostre vite." Julie batteva veloce le palpebre, come se le fosse andato qualcosa
nell'occhio o come se...Simon rimase senza fiato. Stava ricacciando indietro le lacrime?!
"Ma cosa sta succedendo, scusate?" chiese, sentendosi ancora pi spaesato del solito, che normalmente era gi
parecchio.
Beatriz sospir e rivolse a Simon un sorriso timido. "Non ti stiamo chiedendo niente di personale n di, che so,
doloroso. Vorremmo soltanto che ci raccontassi quello che hai imparato sui vampiri quando...ehm..."
"Quando eri tu stesso un succhiasangue" intervenne brusco Jon, completando la frase al posto suo. "Cosa accaduta,
come sai bene anche tu."
"Ma che di fatto non ricordo" gli fece notare Simon. "O forse non stavi ascoltando?"
"Questo  quello che dici sempre" ribatt Beatriz. "Ma..."
"Invece tu credi che stia mentendo?" la interruppe Simon, incredulo. Il buco nero al centro dei suoi ricordi era un fatto
assolutamente imprescindibile della sua esistenza, ma a lui non era mai venuto in mente che qualcuno potesse
metterlo in discussione.
Che senso avrebbe avuto mentire su un argomento del genere? E poi, che razza di persona avrebbe fatto una cosa
simile? "Davvero ne siete tutti convinti? Sul serio?"
Cominciarono ad annuire, l'uno dopo l'altro...Persino George, anche se lui, almeno, aveva la decenza di mostrarsi in
imbarazzo.
"Perch dovrei fingere un'amnesia, scusate?"
"Perch lasciar entrare qui dentro uno...come te, se davvero non ne sapessi niente?" ribatt Jon. " l'unica ipotesi
sensata"
"Ma allora  un mondo di matti! Perch io sono cos: quella che avete davanti agli occhi  la verit."
"Un sacco di nulla, quindi" fu il commento di Jon.
Julie gli diede una gomitata. Stranamente, sembrava davvero arrabbiata, quando in genere era ben contenta di
mostrarsi d'accordo con Jon. "Avevi detto che saresti stato gentile."
"Ma a cosa serve? Tanto questo o non sa niente, oppure non vuole dircelo. E in fondo chi se ne importa?  un Nascosto
come un altro, tutto qui. Qual  la cosa peggiore che potrebbe succedere?"
"Non ne hai proprio idea vero?" fece Julie. "Non sei mai sceso in battaglia? Hai mai visto qualcuno farsi male? Morire
addirittura?"
"Sono uno Shadowhunter, no?" ribatt Jon. A Simon non sembr un granch, come risposta.
"Tu ad Alicante non c'eri, durante la guerra" prosegu Julie, tetra.
"Non sai cosa vuol dire. Tu non hai perso niente."
Jon la sovrastava. "Non venire a dirmi cosa ho perso. Non so tu, ma io sono qui per imparare a combattere, cos, la
prossima volta..."
"Non dirlo, Jon" lo supplic Beatriz. "Non ci sar una prossima volta. Non  possibile."
Lui fece spallucce. "C' sempre una prossima volta." Sembrava quasi che si sperasse, e Simon si rese conto che Julie
aveva ragione: Jon parlava come una che era stato tenuto molto, molto lontano dalla morte.
"Io ho visto delle pecore morte!" esclam George, nel chiaro tentativo di alleggerire gli animi. "Pi o meno si tratta di
quello."
Beatriz corrug la fronte. "Io per non vorrei dovermi scontrare con un vampiro. Con una fata, magari..."
"Ma se non sai niente delle fate" ribatt Julie.
"So che ucciderne un paio non mi dispiacerebbe" le rispose Beatriz.
Julie si sgonfi di colpo, come se qualcuno l'avesse punta con uno spillo e le avesse fatto uscire tutta l'aria del corpo.
"Non dispiacerebbe neanche a me, se  per questo. Se fosse cos semplice..."
Simon non sapeva molto dei rapporti tra Shadowhunters e Nascosti, per aveva capito abbastanza in fretta che, di
quei tempi, il nemico numero uno di quel mondo erano le fate. Il vero nemico pubblico numero uno, il solo e unico
Sebastian Morgenstern, ovvero colui che aveva dato inizio alla Guerra Oscura e Trasformato una manciata di
Shadowhunters in suoi zombie leccapiedi, era morto da tempo. Come capro espiatorio era rimasto il Popolo Fatato, il
suo alleato segreto. Perfino Shadowhunters come Beatriz, a quanto pareva sinceramente convinta del fatto che i lupi
mannari fossero tipi come tutti gli altri, solo un po' pi pelosi, che per di pi aveva avuto una specie di cotta
adolescenziale per il famigerato stregone Magnus Bane, adesso parlava delle fate come se fossero scarafaggi da
schiacciare e della Pace Fredda come se si trattasse di una pausa prima dello sterminio.
"Stamattina avevi ragione, George" osserv Julie. "Non dovrebbero mandarci cos, allo sbaraglio. E vale per ognuno di
noi. Non siamo pronti..."
Jon fece una smorfia. "Parla per te."
Mentre loro bisticciavano su quanto sarebbe stato difficile uccidere un vampiro, Simon si alz in piedi. Era gi
abbastanza brutto che lo considerassero un bugiardo: ancora peggio che, in un certo senso, lui lo fosse sul serio. Non
ricordava niente di quando era un vampiro (per lo meno niente utile), ma di certo abbastanza da sentirsi
profondamente a disagio all'idea di doverne uccidere uno.
O forse era solo l'idea di dover uccidere, in generale. Simon era vegetariano, e le uniche violenze che avesse mai
commesso erano quelle sullo schermo, quando faceva saltare in aria lumache marine e draghi virtuali.
'Non  vero' gli ricord la sua voce interiore. 'Hai le mani sporche di sangue Simon cerc di scacciare quel pensiero.
Non ricordare una cosa forse non significava che non fosse successa, ma, a volte, fingere il contrario rendeva tutto pi
facile.
George lo afferr per il braccio prima che potesse andarsene. "Mi dispiace per...s, insomma, lo sai" gli disse. "Avrei
dovuto crederti."
"Si, Avresti dovuto." Simon sospir, poi garant al compagno di stanza che no, non se l'era presa. E in fondo era
abbastanza vero.
Arrivato a met del corridoio poco illuminato, sent dei passi che lo inseguivano.
"Simon!" grid Julie. "Aspetta un secondo."
Negli ultimi mesi, Simon aveva scoperto l'esistenza della magia e dei demoni, aveva imparato che i suoi ricordi del
passato erano fragili e fasullo quanto le vecchie bambole di carta di sua sorella e aveva rinunciato a tutto ci che
conosceva per trasferirsi in una terra incantata e invisibile per studiare l'arte della caccia ai demoni. Nonostante ci,
niente lo sbalordiva pi della crescente lista di belle ragazze che volevano qualcosa da lui, e sempre con una certa
urgenza. Peccato che non fosse pi divertente come avrebbe dovuto.
Si ferm ad aspettarla. Julie era qualche centimetro pi alta di lui, e aveva quegli occhi nocciola tempestati di
pagliuzze dorate che cambiavano a seconda della luce: l, in quel corridoio fosco, nel chiarore dei candelabri, erano
due lampi d'ambra. Julie si muoveva con grazia innata, come una ballerina di danza classica...se le ballerine di danza
classica si fossero dilettate a ridurre a brandelli la gente con un pugnale d'argento coperto di rune. In altre parole, si
muoveva come una Shadowhunter e, da quello che Simon aveva visto sul campo d'addestramento, sarebbe diventata
una delle migliori.
E da buona Shadowhunter, anche Julie non era portata a legare con i mondani, tanto meno con quelli che per giunta
erano ex Nascosti: pazienza se, in una vita che non ricordavano pi, avevano salvato il mondo. Ma da quando Isabelle
Lightwood aveva degnato l'Accademia della sua presenza per mettere in chiaro i propri diritti su Simon, Julie lo
guardava con un'aria tutta particolare. Meno come uno che le sarebbe piaciuto buttare sopra un letto e pi come uno
che avrebbe desiderato esaminare al microscopio mentre gli staccava gli arti e gli frugava le budella. Il tutto alla
ricerca di un barlume, almeno un barlume, di cosa potesse mai attirare una ragazza come Isabelle Lightwood.
A Simon non dispiaceva lasciarle dare una guardata. Gli piaceva la pungente curiosit che coglieva in quello sguardo,
l'assenza di aspettative. Isabelle, Clary, Maia: tutte le ragazze di New York sostenevano di conoscerlo e di volergli
bene, e lui ci credeva: per sapeva che loro in realt non volevano bene a lui, bens a un suo alter ego uscito da uno
strano mondo parallelo, un sosia fatto a sua immagine e somiglianza. Quando lo guardavano, tutto ci che vedevano,
che volevano vedere, era quell'altro. Forse Julie lo odiava  si, ok, senza forse  per...almeno lo vedeva per quello che
era.
" proprio vero?" gli stava chiedendo in quel momento. "Non ricordi pi niente? Di quando eri un vampiro, intendo?
Dimensione demoniaca? Guerra Oscura? Niente di niente?"
Simon sospir. "Sono stanco, Julie. Per favore, possiamo fingere che tu mi abbia gi fatto queste domande un milione
di volte, e che io ti abbia sempre dato la stessa risposta, cos la chiudiamo qui?"
Lei si strofin un occhio e Simon si chiese, per l'ennesima volta, se fosse possibile che Julie Beauvale nutrisse autentici
sentimenti umani e che, per chiss quale ragione, in quel momento stesse cercando di ricacciare indietro autentiche
lacrime umane.
Il corridoio era troppo buio per vedere qualunque cosa, a parte i lineamenti armoniosi del suo viso e il luccichio
dorato del punto in cui spariva dentro alla scollatura.
Simon si premette una mano sul colo: all'improvviso aveva ricordato il peso di una pietra, il bagliore di un rubino, il
pulsare costante simile a quello di un cuore, l'espressione sul proprio viso quando lei gli aveva lasciato quel gioiello
per proteggerlo, l'addio...Tutte schegge di memoria confusa, impossibili da ricomporre. Eppure, mentre si domandava
quale volto fosse l'altro, di quale addio spaventato si trattasse, la sua mente gli offr una risposta.
Isabelle.
Isabelle, sempre lei.
Julie parl. "Io ti credo. Forse speravo soltanto che..."
"Che cosa?" Nella voce di lei c'era stato un che di poco familiare, di gentile e di incerto, e la stessa Julie sembr quasi
sorpresa quanto lui di sentirlo.
"Pensavo che tu, tra tutti, potessi capire. Capire cosa significa combattere per salvarsi la pelle. Combattere contro i
Nascosti.
Pensare che stai per morire e..." La sua voce non trem, n cambi la sua espressione, ma Simon riusc quasi a sentire
il proprio sangue che si trasformava in ghiaccio mentre lei pronunciava il resto della frase: "...veder morire altre
persone".
"Mi dispiace, Julie. Voglio dire, so cos' successo, ma..."
"Ma non  lo stesso che stare qui" lo interruppe lei Simon annu, ripensando alle ore trascorse accanto al letto di suo
padre, molto tempo dopo che il monitoraggio cardiaco aveva iniziato a restituire una linea piatta, consapevole che
non si sarebbe mai pi svegliato. Aveva pensato: 'Ok, so come funziona'.
Aveva visto tonnellate di film in cui il padre dell'eroe moriva, si era immaginato l'espressione sul viso di Luke
Skywalker quando tornava e trovava i corpi dei suoi zii carbonizzati in mezzo alle rovine di Tatooine, e aveva pensato
di essere in grado di comprendere il dolore di una perdita. "Ci sono cose che non puoi capire finch non le provi in
prima persona."
"Ti sei mai chiesto perch sono qui?" gli chiese lei. "Qui all'Accademia, anzich ad Alicante o in qualche Istituto chiss
dove?"
"In effetti...no" ammise Simon, anche se forse avrebbe dovuto.
L'Accademia era rimasta chiusa per decenni e lui sapeva che, in quel periodo, le famiglie Shadowhunter aveva preso
l'abitudine di addestrare privatamente i propri figli. Sapeva inoltre che molte di esse avevano continuato a farlo anche
in seguito alla Guerra Oscura, per non perdere di vista i propri ragazzi.
Julie distolse lo sguardo, e le dita delle sue mani si intrecciarono fra loro, bisognose di aggrapparsi a qualcosa. "Ora
sto per dirti una cosa Simon, E tu non la ripeterai."
La sua non era una domanda.
"Mia madre era uno dei primi Shadowhunters che furono Trasformati" raccont con un filo di voce. "Quindi adesso
non c' pi. Poi siamo evacuati ad Alicante, come tutti. E quando Alicante  stata attaccata...noi bambini siamo stai
chiusi nella Sala degli Accordi. Pensavano che l saremmo stai al sicuro, ma quel giorno un posto davvero sicuro non
esisteva. Sono entrate le fate, e gli Ottenebrati...Ci avrebbero uccisi tutti, Simon se non fosse stato per te e per i tuoi
amici. Mia sorella, Elizabeth. Lei  stata una degli ultimi a morire. Io l'ho visto, il maschio del Popolo Fatato, con i
capelli d'argento...Ed era cos bello, Simon. Aveva gli occhi come mercurio liquido. Ecco a cosa stavo pensando quando
lui ha affondato la spada: che era stupendo." Si scosse, dalla testa ai piedi. "Comunque. Ormai mio padre  inutile,
perci ecco perch sono qui. Per imparare a combattere. Cos, la prossima volta..."
Simon non sapeva cosa dire. 'Mi dispiace gli pareva totalmente inadeguato...Julie, per sembrava essere rimasta senza
parole.
"Perch me lo racconti?" le chiese, con gentilezza.
"Perch qualcuno deve capire che il motivo per cui ci stanno mandando l fuori  veramente importante. Anche se si
tratta di un vampiro solo contro tutti noi. Non mi importa cosa dice Jon. Le cose capitano. La gente..." Annu
bruscamente, come se si stesse accomiatando non soltanto da lui, ma dall'intero loro incontro. "E poi volevo
ringraziarti per quello che hai fatto, Simon Lewis. E per il tuo sacrificio."
"Davvero, io non ricordo di aver fatto niente. Non dovresti ringraziarmi: so che cosa  successo quel giorno, ma per
me , come se fosse successo ad un'altra persona, non a me."
"Forse cos sembra a te. Ma se vuoi diventare uno Shadowhunter, Simon, devi imparare a vedere le cose per come
sono."
Detto ci, gir sui tacchi e si avvi verso la propria stanza.
L'aveva appena congedato.
"Julie?" la chiam Simon, a bassa voce, senza muoversi. " questo il motivo per cui anche Jon e Beatriz sono in
Accademia?
Per via delle persone che hanno perduto in guerra?"
"Dovrai chiederlo a loro" rispose lei, senza fermarsi. "ognuno ha la sua personale storia sulla Guerra Oscura. Tutti noi
abbiamo perso qualcosa o qualcuno. Alcuni hanno perso tutto."
Il giorno dopo, l'insegnate di storia, Catarina Loss, annunci che avrebbe ceduto la cattedra a un ospite speciale.
Simon rest paralizzato. L'ultima insegnante che avevano invitato a onorare gli studenti della sua presenza era stata
Isabelle Lightwood. E la 'lezione? Era consistita in un duro e umiliante avvertimento: tutte le donne nel raggio di venti
chilometri erano pregate di tenere le loro luride manine lontane dalla splendida carrozzeria di Simon.
Per fortuna, l'individuo alto, coi capelli scuri, che stava avanzando verso gli studenti non aveva l'aria di uno che
potesse essere interessato a Simon o alla sua carrozzeria.
"Lazo Balogh" si present, con un tono dal quale i presenti avrebbero dovuto dedurre che lui, di presentazioni, non ne
aveva bisogno. Ma anche che, forse, Catarina avrebbe fatto bene a premurarsi di fornirne una.
"Capo dell'Istituto di Budapest" sussurr George all'orecchio di Simon. Malgrado la sua autoproclamata pigrizia,
prima di arrivare in Accademia, George aveva memorizzato il nome dei capi di ogni singolo Istituto, per non parlare di
tutti gli Shadowhunters famosi nella storia.
"Sono venuto per raccontarvi una storia" esord Balogh, e le sue sopracciglia si inclinarono a formare una V stretta e
rabbiosa. Tra il pallore, l'attaccatura a punta dei capelli corvini e il lieve accento ungherese, Balogh era pi simile a
Dracula di chiunque altro Simon avesse mai conosciuto. Ma sospettava che al nuovo ospite il paragone non sarebbe
piaciuto.
"Tanti di voi, in questa classe, affronteranno presto la loro prima battaglia. Oggi sono venuto a dirvi cosa c' in palio."
"Non siamo noi a doverci preoccupare dei pali" comment Jon, dall'ultima fila, con un sogghigno.
Balogh lo incener con uno sguardo di fuoco. "Jonathan Cartwright" gli disse, con l'accento che caricava ogni sillaba di
una luce sinistra. "Se io fossi figlio dei tuoi genitori, terrei la lingua a freno in presenza di gente migliore di me."
Jon divent bianco come un lenzuolo. Simon percep l'odio che irradiava da lui e pens che con tutta probabilit
Balogh si era appena procurato un nemico giurato. Forse lo stesso valeva per il resto della classe, perch Jon non era
certo tipo da apprezzare di essere umiliato in pubblico.
Apr la bocca, poi la richiuse a formare una linea tesa. Balogh annu, come per mostrarsi d'accordo con il fatto che s,
faceva bene a tacere, e s, avrebbe dovuto bruciare di vergogna.
L'ospite si schiar la gola. "Ho una domanda per voi, bambini.
Qual  la cosa peggiore che uno Shadowhunter possa mai fa re?"
Mirasol alz la mano. "Uccidere un innocente?"
Balogh fece la faccia di uno che aveva sentito una puzza strana.
(E, considerato che la classe aveva avuto un principio di infestazione da cimici, non era del tutto improbabile.) "Tu sei
una mondana" le disse.
Lei annu con fierezza. Era la caratteristica che Simon preferiva di quella tredicenne cos tosta: non si scusava mai per
chi o cosa era.
Anzi, sembrava andarne fiera.
"C' stato un tempo in cui a un mondano non sarebbe mai stato permesso accedere ad Idris" prosegu Balogh. Guard
Catarina, che stava in attesa in fondo all'aula. "Nemmeno ad un Nascosto, se  per quello."
"Le cose cambiano" fu la risposta di Marisol.
"Senza dubbio" Balogh pass in rassegna la classe, popolata tanto da mondani quanto da Shadowhunters. "C'
nessuno fra...gli studenti pi preparati che vorrebbe azzardare una risposta?"
La mano di Beatriz si sollev lentamente. "Mia madre diceva sempre che la peggior cosa che uno Shadowhunter possa
fare sia dimenticarsi il proprio dovere, quindi che  qui per servire e proteggere l'umanit."
Simon sorprese le labbra di Catarina mentre si atteggiavano a un mezzo sorriso.
Balogh si rivolse palesemente all'altro lato della classe. Poi, forse dopo aver deciso che il metodo socratico non era poi
la grande trovata che tutti dicevano, si rispose da solo. "La peggior cosa che uno Shadowhunter possa fare  tradire i
suoi compagni nell'impeto della battaglia" sentenzi. "La peggior cosa che qualsiasi Shadowhunter possa essere,  un
codardo."
Simon non pot fare a meno di pensare che Balogh si stesse rivolgendo a lui, o meglio che Balogh avesse sbirciato fra i
suoi pensieri per scoprire senza possibilit di scampo quanta poca voglia avesse di brandire le armi in battaglia
contro un altro essere vivente.
B, non proprio vivente, a pensarci bene. Gli era gi capitato di combattere contro i demoni, lo sapeva, e non gli
pareva di averci mai perso il sonno. Ma i demoni erano semplici mostri. I vampiri, invece, erano pur sempre persone:
avevano un'anima. A differenza delle creature dei suoi videogiochi, i vampiri potevano soffrire, sanguinare e morire 
ma anche contrattaccare, ovviamente. Per il corso di letteratura, l'anno prima, Simon aveva letto Il segno rosso del
coraggio, romanzo di una noia mortale su un soldato della Guerra di Secessione americana che si era dato alla fuga
proprio al culmine della battaglia. Allora il libro, che gli era sembrato ancora pi inutile dei calcoli infinitesimali,
l'aveva fatto addormentare, eppure c'era stata una sua frase che gli era rimasta impressa: 'Non era che uno stupido
vigliacco'. Anche Eric aveva seguito lo stesso corso, perci per qualche settimana avevano pensato di chiamare la loro
band 'Gli stupidi vigliacchi', ma poi era caduto tutto nel dimenticatoio. Ultimamente, per, Simon non riusciva a
togliersi quelle parole dalla testa. 'Stupido': matto da legare, ad avere anche solo pensato di poter diventare un
guerriero o un eroe. 'Vigliacco': ovvero senza spina dorsale. Fifone. Senza palle. Un gran bel codardo, fatto e finito.
"Correva l'anno 1828" declam Balogh. "Prima degli Accordi, badate bene, prima che i Nascosti venissero messi in
riga e istruiti alla civilt."
Con la coda dell'occhio, Simon vide che la prof di storia si era irrigidita. Non era mai saggio offendere uno stregone,
nemmeno uno all'apparenza imperturbabile come Catarina Loss, ma Balogh continu imperterrito.
"L'Europa versava nel caos. Rivoluzionari ribelli fomentavano la discordia in tutto il continente e, negli stati
germanici, una sparuta cricca di stregoni approfitt della situazione per colpire la popolazione locale con le miserie
pi indegne. Alcuni di voi mondani potranno aver gi sentito parlare di questo periodo di tragedia e rovina nelle
storie dei fratelli Grimm." Di fronte all'espressione stupita di molti studenti, Balogh, per la prima volta, sorrise. "Si,
Wilhelm e Jacob ci stavano dentro fino al collo.
Ricordatevi, bambini: tutte le storie sono vere."
Mentre Simon cercava di capacitarsi del fatto che, da qualche parte in Germania, esistesse una grossa pianta di fagioli
con un gigante arrabbiato in cima, Balogh continu il suo racconto.
Raccont alla classe di quella piccola banda di Shadowhunters mandata a 'vedersela con gli stregoni'. Del loro viaggio
nel cuore di una fitta foresta tedesca, con alberi animati dalla magia oscura, uccelli e belve incantati per difendere il
loro territorio contro le forze della giustizia, Nel buio profondo di quella selva, gli stregoni avevano evocato un
Demone Superiore, con l'intenzione di scatenare la sua furia contro gli abitanti della Baviera.
"Perch?" chiese uno degli alunni.
"Agli stregoni non servono ragioni" rispose Balogh, lanciando un'altra occhiata a Catarina. "L'evocazione della magia
oscura viene sempre da chi  debole e cade facilmente in tentazione."
Catarina mormor qualcosa: Simon si scopr a sperare che fosse una maledizione.
"C'erano cinque Shadowhunters" continu l'ospite. "Una potenza pi che sufficiente ad affrontare tre stregoni. Ma il
Demone Superiore arriv di sorpresa. Anche a quel punto, la giustizia avrebbe trionfato, se non fosse stato per la
codardia del pi giovane del gruppo, uno Shadowhunter di nome Tobias Herondale."
Un mormorio si propag per l'aula. Tutti gli studenti, Shadowhunters e mondani, conoscevano il nome Herondale. Era
il cognome di Jace. Il cognome degli eroi.
"S, s, avrete tutti sentito parlare degli Herondale" disse Balogh, impaziente. "E forse avrete sentito buone cose sul
loro conto...Su William Herondale, per esempio, o sul figlio James, o ancora su Jonathan Lightwood Herondale, pi di
recente. Tuttavia, anche l'albero pi forte pu avere un ramo debole. Il fratello di Tobias e sua moglie morirono di
nobili morti in battaglia prima della fine del decennio. Per alcuni, questo  bastato a lavare l'onta dal nome Herondale.
Ma in realt non ci sar gloria o sacrificio a quel lignaggio che ci faranno dimenticare quanto commesso da Tobias.
No, questo non dovr mai accadere. Tobias era distratto e inesperto, in missione contro la propria volont. A casa
aveva una moglie incinta, ed era convinto che quel motivo bastasse a esentarlo dai suoi doveri. Cos, nel momento in
cui il demone sferr il suo attacco, Tobias Herondale  possa il suo nome essere infangato per l'eternit  alz i tacchi
e scapp." Balogh volle ripetere quell'ultima parola, picchiando la mano sulla cattedra per enfatizzare il concetto:
"Scapp!"
Prosegu descrivendo, con dettagli dolorosi e raccapriccianti, cosa accadde in seguito. Tre degli Shadowhunters
rimasti furono massacrati dal demone: uno sbudellato, uno bruciato vivo, uno cosparso di sangue acido che lo ridusse
in polvere. Il Quarto se la cav soltanto grazie all'intercessione degli stregoni, che lo rispedirono in mezzo ai suoi
simili, sfigurato da ustioni demoniache che non sarebbero mai guarite, come monito agli altri.
"Ovviamente noi tornammo ancora pi forti di prima, e ripagammo gli stregoni dieci volte quello che avevano fatto
agli abitanti del villaggio. Ma il crimine pi grave, quello di Tobias Herondale, continuava a gridare vendetta."
"Il crimine pi grave? Pi grave che trucidare un gruppo di Shadowhunters?" sbott Simon, incapace di trattenersi.
"Demoni e stregoni non possono farci niente se sono come sono" gli rispose Balogh, cupo.
"Gli Shadowhunters sono di un livello superiore. Le morti di quei tre uomini gravano in tutto e per tutto sulle spalle di
Tobias Herondale: se solo fosse stato cos pazzo da farsi rivedere, sarebbe stato punito con la stessa moneta. Non lo
fece mai, ma i debiti vanno pagati. Si tenne un processo in absentia, venne dichiarato colpevole e quindi punito."
"Ma non ci ha appena detto che non si era pi fatto vedere?" chiese Julie.
"S, esatto. Infatti la punizione non fu inflitta a lui bens alla moglie."
"Alla moglie incinta?" intervenne Marisol, con l'espressione di una che stava per dare di stomaco.
"Dura lex, sed lex" fu il commento di Balogh. Fin dal primo giorno in Accademia, quella frase latina veniva ripetuta agli
alunni di continuo, e Simon cominciava a odiarne anche solo il suono: troppo spesso era usata come scusa per
giustificare gesti crudeli.
Balogh giunse le mani a piramide e rimase ad osservare gli alunni, soddisfatto nel constatare che il messaggio era
arrivato forte e chiaro. Era cos che il Conclave gestiva la codardia in battaglia: quella era la giustizia sotto l'Alleanza.
"La Legge  dura" tradusse Balogh per gli studenti ammutoliti.
"Ma  la Legge"
"Scegliete con cura" raccomand Scarbury agli studenti mentre rovistavano tra le diverse possibilit  tutte molto
affilate  che la sala delle armi offriva.
"Come facciamo a scegliere con cura, se non ci dice nemmeno a cosa stiamo andando incontro?" protest Jon.
"Sapete che si tratta di un vampiro. E ne saprete di pi quando arriverete sul posto."
Simon si infil un arco in spalla e scelse un pugnale adatto alle mischie: gli pareva l'arma con la quale avrebbe avuto
meno probabilit di ferirsi da solo. Mentre gli studenti Shadowhunter si tracciavano rune di forza e agilit, infilandosi
stregaluci nelle tasche, lui agganci una torcia a un lato della cintura e un lanciafiamme portatile all'altro. Si tocc la
stella di Davide che portava al collo, appesa alla stessa catenina dove teneva anche il ciondolo di Jordan. Non sarebbe
stata di grande aiuto, a meno che il vampiro non fosse stato per puro caso ebreo, per serviva a farlo sentire un po'
meglio. Come se ci fosse qualcuno a vegliare su di lui.
Nell'aria c'era quell'elettricit impaziente che fece tornare in mente a Simon quando, da piccolo, si preparava per una
gita scolastica.
Ovviamente una visita allo zoo del Bronx o all'impianto di depurazione delle acque reflue comportavano rischi ben
pi modesti di finire sbudellati e, anzich mettersi in fila indiana per salire a bordo di uno scuolabus, gli allievi si
stavano radunando davanti ad un Portale magico che grazie alla tridimensionalit li avrebbe condotti a migliaia di
chilometri in un battito di ciglia.
"Sei pronto?" gli chiese George, sorridendo. Con la tenuta da battaglia e una lunga spada appesa dietro la schiena, il
suo compagno di stanza aveva tutto l'aspetto di un guerriero.
Per un secondo, Simon immagin di rispondere no. Alzava la mano, si scusava. Ammetteva di non sapere che cosa ci
facesse l, confessava che qualsiasi tattica di combattimento gli era svanita dal cervello, dichiarava che avrebbe
preferito fare la valigia, tornare a casa con il primo Portale disponibile e fingere che niente di tutto ci fosse mai
accaduto.
"Prontissimo" disse invece, attraversando il Portale.
Stando a quanto ricordava, i viaggi in scuolabus erano esperienze disgustose, caratterizzate da olezzi nauseabondi,
colpi di cerbottana e sporadici attacchi di mal d'auto.
Spostarsi tramite Portali era decisamente peggio.
Una volta ripresi equilibrio e fiato, Simon si guard intorno e rimase a bocca aperta: nessuno aveva annunciato dove
sarebbero arrivati, ma lui riconobbe subito il quartiere. Era tornato a New York; anzi, non soltanto a New York, ma
proprio a Brooklyn. Zona Gowanus, per la precisione, una sottile fascia di complessi industriali e magazzini dislocati
lungo un canale di acque tossiche a meno di dieci minuti a piedi dall'appartamento di sua madre.
Era a casa.
Tutto era esattamente come ricordava, e nello stesso tempo del tutto diverso. O forse, dopo due mesi soltanto a Idris,
era lui ad essersi dimenticato suoni e odori della modernit: il ronzio sordo e costante dell'elettricit e la densa
foschia prodotta dagli scarichi delle automobili; i camion che strombazzavano; la cacca dei piccioni e le montagne
d'immondizia che, per sedici anni, avevano formato il tessuto della sua vita quotidiana.
O forse aveva quell'impressione perch, ora che riusciva a vedere oltre gli incantesimi, notava che nel canale di
Gowanus nuotavano le sirene.
Era a casa e, nello stesso tempo, non lo era pi. Prov lo stesso disorientamento seguito a quell'estate passata in
montagna, a Camp Ramah, quando aveva scoperto che non riusciva pi a prendere sonno senza il canto delle cicale e
Jake Grossberg che russava nel letto sopra il suo. Forse, pens, non potevi sapere quanto l'andare via ti avesse
cambiato finch non provavi a tornare a casa.
"Ascoltatemi, uomini!" grid Scarsbury mentre anche l'ultimo studente sbucava dal Portale. Erano radunati di fronte a
una fabbrica abbandonata, con i muri pieni di graffiti e le finestre ben chiuse con delle assi di legno.
Marisol si schiar la gola, in modo da farsi sentire, e l'istruttore sospir. "Ascoltatemi, uomini e domme. All'interno di
questo edificio c' un vampiro donna che ha infranto l'Alleanza e ucciso diversi mondani. La vostra missione  quella
di stanarla e giustiziarla. E vi consiglio di riuscirci prima del tramonto."
"Ma ai vampiri non dovrebbe essere consentito di pensarci da soli?" domand Simon. Il Codice aveva messo piuttosto
in chiaro che i Nascosto potevano vigilare autonomamente su se stessi. Si chiese se ci implicasse concedere ai
presunti vampiri fuorilegge un processo prima di essere uccisi.
'Come ho fatto a cacciarmi in questa situazione?' si chiese. Lui, che nemmeno approvava la pensa di morte.
"Non che siano affari vostri, ma  stato il suo clan ad affidarcela, cos che voi bimbi possiate sporcarvi un po' le mani
di sangue.
Prendetelo come un regalo per voi da parte dei vampiri."
Peccato che una persona non fosse esattamente un pacco dono, pens Simon.
"Dura lex, sed lex" mormor George al suo fianco. Sembrava a disagio, come se stesse cercando di convincersi da solo.
"Voi siete in venti, lei  sola" prosegu Scarsbury. "E nel caso in cui anche questa proporzione non vi sembri
abbastanza, sappiate
che ci sono vari Shadowhunters esperti che vi terranno d'occhio, pronti a intervenire appena combinerete disastri.
Voi non li vedrete, ma loro vedranno voi, e faranno in modo che non vi facciate male. Forse. E se a chiunque di voi
dovesse venire la tentazione di battere in ritirata, ricordatevi quello che vi ho detto.
La codardia ha un prezzo."
In piedi sul marciapiede, sotto l'intenso chiarore del sole, la missione era sembrata un po' pi che sleale: venti
Shadowhunters in addestramento, tutti armati fino ai denti, contro un vampiro intrappolato in un edificio dalle pareti
d'acciaio e dalla luce del sole.
Tuttavia, dentro la vecchia fabbrica, l buio, immaginare movimenti subitanei e scintillii di canini dietro a ogni ombra
rendeva tutto molto diverso. Il gioco non sembrava pi a loro favore: anzi, non sembrava nemmeno pi un gioco.
Gli allievi si divisero in coppie, aggirandosi furtivi nell'oscurit.
Simon si offr volontario per sorvegliare una delle uscite, sperando intensamente che sarebbe andata a finire come
durante le partite a calcio nell'ora di educazione fisica: lunghi periodi trascorsi in tranquillit, a seguire il gioco, e
soltanto poche occasioni di concentrazione per respingere qualche calcio ben assestato.
Ovviamente, in ognuna di quelle occasioni il pallone gli era sfrecciato sopra la testa ed era finito in rete, facendo
perdere la partita alla sua squadra. Per cerc di non pensarci.
Jon Cartwright era posizionato accanto a lui davanti alla porta, con una pietra di stregaluce che gli brillava in mano. Il
tempo passava; fecero entrambi del proprio meglio per ignorarsi a vicenda.
"Peccato che tu non possa usare una di queste" disse ad un certo punto Jon, sollevando la pietra. "N questa" aggiunse
toccandosi la spada angelica che gli penzolava dalla cintura. Gli studenti non avevano ancora affrontato l'uso della
spada a lezione, ma molti Shadowhunter avevano portato le proprie armi personali da casa.
"Non preoccuparti, eroe. Se il vampiro si fa vedere, ci sono qui io a proteggerti."
"Fantastico. Allora potr nascondermi dietro il tuo ego sproporzionato."
Jon si gir di scatto verso di lui. "occhio, mondano. Altrimenti..."
A Jon si smorz la voce. Indietreggi, poi fin schiacciato contro la parete.
"Altrimenti cosa?" lo incalz Simon.
Jon emise un suono che ricord anche troppo un mugolio. La sua mano cerc a fatica la cintura e le dita si tesero per
tentare di raggiungere la spada angelica, invano. Teneva gli occhi fissi poco sopra la spalla di Simon. "Fai qualcosa!"
disse stridulo. "Sta per attaccarci!"
Simon aveva visto abbastanza film dell'orrore per immaginarsi la scena. Ed era pi che sufficiente a fargli venire
voglia di schizzare fuori dalla porta, mettersi alla luce del sole e correre finch non fosse tornato a casa, dove avrebbe
chiuso la porta e si sarebbe nascosto al sicuro sotto al letto, luogo nel quale un tempo si metteva al riparo dai mostri
della fantasia.
Invece, lentamente, si volt.
La ragazza materializzatasi dal buio dimostrava all'incirca la sua et. Aveva i capelli castani raccolti in una coda di
cavallo alta, occhiali rosa carico dalla spessa montatura vintage e una T-shirt che ritraeva un personaggio di Stark
Trek in maglia rossa, coperto di sangue, sopra la scritta: VIVI IN FRETTA, MUORI IN ROSSO. Era, in altre parole,
esattamente il tipo ideale di Simon, se non fosse stato per i canini che mandavano lampi alla luce della sua torcia e la
velocit disumana con cui attravers la stanza per assestare a Jon Cartwright un calcio in testa. Lo Shadowhunter
croll a terra.
"E due soli ne restar..." disse poi, con un sorrisetto.
A Simon non era mai passato per la testa che il vampiro potesse avere la sua stessa et, o per lo meno dimostrarla.
"Meglio se stai attento con quell'affare, Diurno" gli sugger. "Ho sentito che sei tornato in vita.  pi prudente metterlo
via, potresti farti male..."
Simon abbass lo sguardo e si accorse di avere afferrato il pugnale.
"Hai intenzione di lasciarmi uscire da qui o cosa?"
"Non puoi uscire."
"No?"
"La luce del sole, hai presente? Basta un raggio e i vampiri puf!
spariscono..." Simon non riusciva a credere che non gli tremasse nemmeno la voce. O meglio, non riusciva a credere di
non essersela fatta nei pantaloni. Era solo in compagnia di un vampiro.
Una ragazza vampiro, molto carina...che lui avrebbe dovuto ammazzare. In un modo o nell'altro.
"Controlla l'orologio, Diurno."
"Non porto orologi e non sono pi un diurno."
Lei gli si avvicin di un passo abbastanza da potergli accarezzare il viso. Aveva il dito freddo, la pelle liscia come
marmo. "Davvero non ricordi?" gli chiese, osservandolo incuriosita. "Non ricordi nemmeno me?"
"Perch, io ti conosco...ti conosco?"
Lei si sfior le labbra con le dita. "La domanda , quanto bene mi conoscevi, Diurno? Io non te lo dir mai."
Clary e gli altri non gli avevano mai accennato al fatto che potesse aver avuto amiche vampire, forse...pi che amiche.
Probabilmente avevano voluto risparmiargli i dettagli di quella parte della sua vita, quella in cui era stato assetato di
sangue e aveva vissuto nelle ombre. Forse ne era stato lui stesso cos imbarazzato che non ne aveva mai fatto parola
con nessuno.
Oppure, la ragazza stava mentendo.
Simon odiava il fatto di non sapere. Tutte quelle domande senza risposta lo facevano sentire in bilico, come sulle
sabbie mobili, e a ogni scoperta sul suo passato si sentiva sprofondare sempre pi nel fango.
"Lasciami andare, Diurno" gli sussurr lei. "Tu non avresti mai fatto male a uno dei tuoi."
Nel Codice Simon aveva letto che i vampiri erano capaci di ipnotizzarti, perci sapeva di dover stare in guardia. Lo
sguardo di lei, per, era magnetico. Non riusciva a non guardarla.
"Non posso. Hai infranto la Legge, hai ucciso una persona. Anzi, pi di una."
"E tu come fai a saperlo?"
"Perch..." Si interruppe, rendendosi conto di quanto fosse debole la sua risposta: 'perch cos mi era stato detto'.
Lei ci arriv da sola. "Tu fai sempre quello che ti viene detto, Diurno? Non pensi mai con la tua testa?"
La mano di Simon si strinse intorno all'elsa del pugnale. Si era preoccupato tanto di potersi scoprire codardo, troppo
spaventato per combattere. Ma ora che c'era, faccia a faccia con il cosiddetto mostro, non aveva paura: era riluttante.
Dura lex, sed lex.
Tranne che, forse, non era cos semplice. Forse lei aveva solo commesso uno sbaglio, oppure l'aveva commesso
qualcun altro, o ancora aveva ricevuto l'informazione sbagliata. Forse era un'assassina dal sangue freddo...Ma anche
in quel caso, chi era lui per punirla?
La vampira lo super, tentando di imboccare la porta. Senza pensarci, Simon si mosse per fermarla: il pugnale si alz
verso l'altro, formando un pericoloso arco nell'aria e fischiando a pochi millimetri dall'orecchio di lei, che si slanci
all'indietro. Rise e gli si avvent contro, con le dita contorte come artigli. In quell'istante Simon la sent, per la prima
volta: l'ondata di adrenalina che gli avevano promesso, la lucidit della battaglia. Smise di pensare in termini di
tecniche e mosse, smise di pensare del tutto e, semplicemente, ag, bloccando e schivando l'attacco, rispondendo con
un calcio alle caviglie per far perdere l'equilibrio all'avversaria e affondandole il pugnale nella pelle bianca. E mentre
la sua mente tornava in funzione, un passo indietro rispetto al suo corpo, lui pens: 'Lo sto facendo. Sto combattendo.
Sto vincendo'.
Finch lei non gli strinse una mano intorno al polso, lo ribalt sulla schiena come se fosse un bambino di tre anni e gli
sal sopra, a cavalcioni. Simon si rese conto che fino a quel momento lei aveva solo giocato. Aveva finto di combattere,
ma poi si era annoiata.
Abbass il viso sul suo, tanto vicino che Simon avrebbe potuto sentirle il fiato  se soltanto lei avesse respirato, certo.
Tutto ad un tratto ricord quanto lui stesso fosse stato freddo, da morto. Ricord l'immobilit del suo petto, dove il
cuore non batteva pi.
"Potrei restituirti tutto, Diurno" gli sussurr lei. "La vita eterna."
Simon ricord la fame, e il sapore del sangue.
"Quella non era vita."
"Ma nemmeno morte." Le labbra di lei erano fredde sul suo collo.
Tutto, in quella ragazza, era freddo. "Potrei ucciderti ora, Diurno, ma non lo far. Non sono un mostro. Non importa
cosa ti hanno detto quelli."
"Te l'ho detto, non sono pi un Diurno." Simon non sapeva perch stesse perdendo tempo a discutere con lei,
soprattutto in quel momento, per gli sembrava importante affermare ad alta voce che era vivo, che era umano, che il
suo cuore batteva ancora.
Soprattutto in quel momento.
"Un tempo eri un Nascosto" gli disse lei, rialzandosi in piedi. "E questo far sempre parte di te. Tu puoi anche
dimenticare, ma loro non lo faranno mai."
Simon stava per ribattere, quando una frusta lucente emerse dall'ombra e si avvilupp intorno al collo della ragazza.
Le fece perdere l'equilibrio e la scagli a terra pesantemente, tanto da romperle la testa contro il pavimento di
cemento.
"Isabelle?" disse Simon, confuso, mentre Isabelle Lightwood attaccava il vampiro con una lama splendente.
Non si era ancora mai reso conto di quale orribile crimine contro natura fosse stato perdere i ricordi di Isabelle in
azione. Si vedeva che quella era la sua dimensione naturale. Isabelle ferma, in piedi, era bellissima: Isabelle che
spiccava un salto in aria e scolpiva la morte nella carne fredda era ultraterrena, una fiamma che brillava intensa
quanto la frusta dorata. Era una specie di dea, pens Simon. Poi, in silenzio, si corresse: era come un angelo
vendicatore, il cui castigo si abbatteva fulmineo e letale. Prima che potesse rialzarsi da terra, la gola della vampira era
gi aperta in due e gli occhi da morta vivente si erano rovesciati all'indietro: era finita. Polvere. Sparita.
"Prego." Isabelle gli tese una mano.
Simon la ignor, rimettendosi in piedi senza il suo aiuto. "Perch l'hai fatto?"
"Uhm, forse perch stava per ucciderti?"
"No, invece" le rispose, freddo.
Isabelle era senza parole. "Non mi dirai che sei arrabbiato con me, adesso, vero? Perch ti ho salvato le chiappe?"
Soltanto quando lei glielo chiese Simon si accorse che, in realt, era proprio cos. Era arrabbiato perch lei aveva
ucciso quella ragazza, arrabbiato perch aveva dato per scontato che lui avesse bisogno di qualcuno che gli salvasse le
chiappe (dimostrando per giunta di avere fondamentalmente ragione), arrabbiato perch si era nascosta al buio, in
attesa di salvarlo, nonostante lui avesse messo dolorosamente in chiaro che tra loro non poteva esserci pi niente. Ed
era arrabbiato che fosse cos incredibilmente sensuale, una dea guerriera dalla chioma corvina e, contro ogni
previsione, a quanto pareva ancora innamorata di lui. Lui che, sempre a quanto pareva, avrebbe dovuto cercare di
rompere con lei una seconda volta.
"Non voleva farmi del male. Voleva soltanto andarsene."
"E quindi? Avrei dovuto lasciarla fare?  questo che avevi intenzione di fare? Guarda che non sei l'unica persona al
mondo, Simon. Ha ucciso dei bambini. Li ha sgozzati."
Lui non era in grado di rispondere. Non sapeva cosa provare n cosa pensare. Quella ragazza era un'assassina.
Un'assassina a sangue freddo, nel senso pi letterale del termine. Eppure lui aveva sentito una certa affinit con lei,
una sorta di sussurro dal profondo della mente che gli diceva: 'Noi due insieme siamo bambini smarriti'.
Non era sicuro che, nella vita di Isabelle, ci fosse spazio per un essere smarrito.
"Simon?" Isabelle era come una molla pronta a scattare. Gli bastava guardarla per capire quanta fatica stesse facendo
a mantenere la voce salda, il volto sgombro dalle emozioni.
'Come faccio a saperlo?' si chiese Simon. Osservarla era come vederci doppio: c'erano un'Isabelle sconosciuta, che
conosceva a malapena, e un'Isabelle che l'altro Simon, quello migliore, amava tanto da essere pronto a scarificare
qualsiasi cosa per lei. C'era una parte di lui, una parte sotto i ricordi e al di l della razionalit, che voleva
disperatamente chiudere le distanze tra loro, perdersi nei suoi occhi senza fondo, fra le sue labbra, nel suo amore
fiero, protettivo e travolgente.
"Non puoi continuare a fare cos!" le grid, non sapendo bene se contro lei o contro se stesso. "Non  pi tuo compito
scegliere per me, decidere cosa dovrei fare o come dovrei vivere. Chi dovrei essere. Quante volte sar costretto a
dirtelo, prima che tu mi ascolti? Io non sono lui. Non sar mai lui, Isabelle. Lui ti apparteneva, lo capisco. Io invece no.
Capisco che voi Shadowhunters siate abituati ad averla sempre vinta; siete voi a dettare le regole, voi a sapere cos'
meglio per tutti gli altri. Ma non questa volta, ok? Non con me."
Con calma deliberata, Isabelle si riavvolse la frusta intorno al polso. "Simon, credo tu abbia frainteso, pensando che mi
importi di te."
Non fu l'emozione nella voce di lei a spezzargli il cuore, ma la sua totale assenza. Dietro quelle parole non c'era niente:
niente dolore, niente rabbia repressa, soltanto vuoto. Un abisso gelido.
"Isabelle..."
"Non sono venuta qui per te, Simon. Questo  il mio lavoro.
Pensavo che volessi fosse anche il tuo, un giorno. Se sei ancora di questo parere, ti proporrei di riconsiderare alcune
cose. Per esempio, il modo in cui ti rivolgi ai tuoi superiori."
"I miei...superiori?!"
"E giusto per la cronaca, visto che hai affrontato l'argomento. Hai ragione, Simon. Io non conosco neanche un po'
questa versione di te. E sono piuttosto sicura di non volerla nemmeno conoscere."
Gli pass accanto, sfiorandogli la spalla per una frazione di secondo, poi sgusci fuori dall'edificio e si immerse nella
notte.
Simon rimase a fissarla, chiedendosi se fosse il caso di seguirla, ma non riusciva a muovere i piedi. Al suono della
porta che sbatteva, Jon Cartwright batt le palpebre, riapr gli occhi e, ancora stordito, si rimise in piedi. "L'abbiamo
presa?" domand a Simon notando il mucchietto di polvere nel punto in cui poco prima c'era stata la vampira con gli
occhiali rosa.
"Si" rispose Simon, stanco. "Potremmo dire di s."
"S, hai ragione, succhiasangue!" Jon slanci il pugno in aria, poi fece le corna con il pollice aperto. "Ti metti contro un
toro Cartwright? Bene, ti becchi un'incornata!"
"Non sto dicendo che non abbia infranto la Legge" spieg Simon per quella che gli sembrava almeno la centesima
volta. "Sto soltanto sottolineando che, anche se l'avesse fatto, che diritto avevamo noi di ucciderla? Mai sentito parlare
di una cosa chiamata "prigione, tipo?"
Quando tramite il Portale erano tornati all'Accademia, l'ora di cena era passata da un pezzo. Tuttavia, come
ricompensa, il Rettore Penhallow aveva fatto riaprire la sala mensa e la cucina per i venti studenti di ritorno dalla
prima missione. Si radunarono intorno a due lunghe tavolate, masticando con avidit involtini primavera stantii e
kebab misericordiosamente privi di sapore. L'Accademia era tornata all'antica tradizione di servire cibo
internazionale, ma purtroppo tutte le pietanze venivano comunque preparate da un unico cuoco; Simon sospettava
che fosse uno stregone, perch quasi tutto ci che mangiava sembrava aver subito un incantesimo per somigliare a
cibo per cani.
"Perch  quello che facciamo noi. Se un vampiro, anzi un qualsiasi Nascosto, infrange l'Alleanza, qualcuno deve
ucciderlo.
Non sei stato attento a lezione?" gli disse Jon.
"E allora come mai non esiste un carcere per Nascosti? Perch non ci sono processi, per loro?"
"Non  cos che funziona, Simon" intervenne Julia. Lui aveva pensato che, dopo la conversazione in corridoio, la sera
prima, la ragazza si sarebbe dimostrata pi amichevole nei suoi confronti, ma si sbagliava. Se possibile, i suoi modi si
erano fatti ancora pi taglienti. "Queste non sono le vostre stupide leggi mondane.
Questa  la Legge. Quella che l'Angelo ci ha consegnato.
Superiore a ogni altra."
Jon annu, orgoglioso. "Dura lex, sed lex."
"Anche se  sbagliata?" chiese Simon.
Arriv subito la reazione di Jon. "Come potrebbe essere sbagliata, se  la Legge?! Sarebbe un ossimoro."
'Chi lo dice sa di esserlo' pens Simon, come fanno i bambini, ma evit di parlare ad alta voce. Restava il fatto che Jon
pi che un ossimoro era un idiota come tanti altri.
"Vi rendete conto che sembrate tutti membri di una specie di setta?!" sbott. Si tocc la stella che ancora gli pendeva
dal collo.
La sua famiglia non era mai stata particolarmente religiosa, ma a suo padre era sempre piaciuto aiutarlo a capire la
versione ebraica dei concetti di giusto o sbagliato. "C' sempre un po' di margine di movimento, un po' di spazio per
capire le cose da soli." Aveva insegnato a Simon a porsi domande, a mettere in discussione l'autorit, a comprendere
le regole e a crederci prima di seguirle.
Ci teneva a rincorrere alla nobile tradizione ebraica del dibattito, anche quando si trattava di parlare con Dio.
In quel momento Simon si chiese cos'avrebbe pensato di lui suo padre, sapendolo in una scuola piena di
fondamentalisti che giuravano cieca fedelt a una Legge suprema. Che cosa significava, poi, essere ebrei in un
universo nel quale angeli e demoni camminavano sulla terra, compivano miracoli, brandivano spade? Pensare
autonomamente era un'attivit pi adatta a un mondo senza alcuna prova del divino?
"La Legge  dura, ma  la Legge" ripet, disgustato. "E allora?! Se la Legge  sbagliata, perch non cambiarla? Avete
presente come sarebbe il mondo se tutti seguissimo ancora le leggi create nei Secoli bui?"
"Sai chi parlava cos?" gli disse Jon, con aria sinistra.
Fammi indovinare: Valentine." Simon aggrott la fronte. "Perch, a quanto pare, in tutta la storia degli Shadowhunter
solo una persona si  presa la briga di fare e farsi domande. Si, eccomi qui!
Il carismatico, perfido cattivo di turno pronto a scatenare una rivoluzione. Forse vi conviene denunciarmi."
George scosse la testa, in segno di avvertimento. "Simon secondo me non..."
"Se ti fa cos schifo, allora perch sei qui?" intervenne Beatriz, la voce indurita sa una nota ostile che non era da lei.
"Tu s che potresti scegliere la vita che vuoi vivere." Si interruppe di colpo, lasciando qualcosa di non detto sospeso
nel silenzio. Qualcosa, Simon sospettava che suonava come: 'A differenza di tutti noi'.
"Bella domanda." Pos la forchetta e indietreggi con la sedia.
"Dai, non hai nemmeno finito il..." George indic quello che c'era sul piatto come se non potesse neppure definirlo
'cibo' a voce alta.
"Non ho pi fame."
Simon era arrivato a met strada per i sotterranei quando Catarina Loss lo ferm nel corridoio. "Simon Lewis. Noi due
dobbiamo parlare."
"Potremmo rimandare a domani mattina?  stata una lunga giornata, e..."
Lei scosse la testa. "So che giornata hai avuto. E ora ne parliamo."
Il cielo era fulgido di stelle. La pelle blu di Catarina brillava al chiarore della luna, e i capelli divampavano d'argento.
Aveva insistito che una boccata d'aria fresca serviva ad entrambi, e Simon doveva ammettere che non si era sbagliata.
Si sentiva gi meglio a poter camminare sull'erba, tra gli alberi, con il cielo sopra la testa. A Idris c'erano le stagioni
ma, almeno fino a quel momento, non erano state come quelle a cui era abituato; o meglio, erano le stesse, ma al
massimo del loro splendore: ogni giorno autunnale fresco e luminoso, con l'aria carica della promessa di giornate da
passare a raccogliere mele per poi riunirsi in compagnia intorno ad un fal. L'approssimarsi dell'inverno era segnato
soltanto da un cielo sorprendentemente cristallino e da un nuovo, pungente morso nell'aria, un dolore gelido che
risultava quasi gradevole.
"Ho sentito cosa stavi dicendo a cena, Simon" disse Catarina, mentre passeggiavano per i prati.
Lui la guard con sorpresa e un pizzico di allarme. "Come hai fatto?"
"Sono uno stregone. E so fare un sacco di cose!" gli ricord.
'Giusto. Scuola di magia' pens lui, disperato, chiedendosi se avrebbe mai riavuto un briciolo di privacy nella sua vita.
"Voglio raccontarti una storia, Simon.  una cosa che ho detto a pochissime persone, tutte fidate, e spero che tu avrai
la cortesia di tenerla per te."
A Simon sembrava strano che una come lei decidesse di fidarsi di uno studente che conosceva a malapena. Per, tutto
sommato, Catarina era uno stregone. Simon non aveva le idee chiare su cosa fossero in grado di fare quelli come lei,
per stava diventando sempre pi bravo ad immaginarselo. Se avesse tradito la sua confidenza, con tutta probabilit
lei l'avrebbe saputo. E avrebbe agito di conseguenza.
"Io in classe ascolto sempre" ribatt, e lei scoppi a ridere.
"Sei molto bravo a glissare, Diurno. Saresti un'ottima fata."
"Non mi pare un gran complimento."
Catarina gli offr un sorriso enigmatico. "Io non sono una Shadowhunter. Le opinioni che ho sul Popolo Fatato sono
personali."
"Perch continui a chiamarmi Diurno? Sai che non lo sono pi."
"Siamo tutti il risultato di ci che ci ha resi il passato" gli rispose Catarina. "L'accumulo di migliaia di scelte quotidiane.
Possiamo cambiare noi stessi, ma mai cancellare quello che siamo stati."
Alz un dito per fargli segno di tacere, come se sapesse gi che stava per controbattere. "Dimenticarsi quelle scelte
non le annulla, Diurno. Farai bene a ricordartelo."
" questo che volevi dirmi?" chiese lui, pi irritato di quanto gli sarebbe piaciuto mostrare. Perch tutti, nella sua vita,
sentivano il bisogno di dirgli chi era o chi avrebbe dovuto essere?
"Ti sei spazientito con me" osserv Catarina. "Ma per fortuna non m'importa. Ora ti racconter un'altra storia su
Tobias Herondale.
Tocca a te decidere se ascoltare o no."
Simon decise di ascoltare.
"Io conoscevo Tobias, conoscevo sua madre prima che nascesse e l'ho guardato mentre, da piccolo, lottava per trovare
un posto in famiglia, per trovare il suo posto. Quella degli Herondale  una stirpe piuttosto famigerata, come
probabilmente saprai. Tanti eroi, alcuni traditori, moltissimi impulsivi, selvaggi, consumati dalle proprie passioni,
odio o amore che fosse. Tobias era...diverso. Lui era un ragazzo dolce, mite, del genere che faceva quello che gli veniva
detto. Suo fratello maggiore, William...Lui s che era unno Shadowhunter, degno degli Heronodale, coraggioso e due
volte pi testardo del nipote che in seguito avrebbe portato il suo nome.
Ma Tobias no. Lui non era molto portato per la caccia ai demoni, n gli piaceva particolarmente. Suo padre era un
uomo duro e sua madre un po' isterica, anche se in pochi avrebbero potuto biasimarla, con il marito che si ritrovava.
Un ragazzo pi audace avrebbe potuto voltare le spalle alla famiglia e alle tradizioni, decidere che la vita da
Shadowhunter non faceva per lui e andarsene per la propria strada. Ma Tobias? Una cosa del gene era impensabile. I
suoi genitori gli avevano insegnato la Legge, e l'unica cosa che sapeva era rispettarla. Non  una cosa insolita tra gli
umani, anche se hanno sangue misto a quello dell'Angelo.
Insolito per un Herondale, forse, ma se qualcuno osava pensarlo, il padre di Tobias faceva in modo che tenesse la
bocca chiusa. E cos Tobias divent grande. Si spos, dando origine a un'accoppiata che sorprese tutti: Eva Blackthorn
era tutto fuorch mite. Un vulcano dai capelli corvini, un po' come la tua Isabelle."
Simon si irrigid. Non era la sua Isabelle, non pi. Si chiese se lo fosse mai stata davvero. Isabelle non gli sembrava il
tipo da poter appartenere ad altri, ed era una delle caratteristiche di lei che gli piacevano di pi.
"Tobias l'amava pi di ogni altra cosa: pi della propria famiglia, del proprio dovere, perfino di se stesso. In quello,
forse, il sangue degli Herondale scorreva fedele. Quando fu chiamato per quella missione in Baviera, lei portava in
grembo il loro primo figlio. Poi hai sentito com' andata a finire..."
Simon annu, con il cuore che gli si stringeva di nuovo al pensiero della punizione inflitta a quella donna. E al figlio
non ancora nato.
"Lazlo Balogh conosce soltanto la versione della storia che  stata tramandata di generazione in generazione. Per loro
Tobias non  pi una persona, n un antenato.  soltanto un avvertimento.
Siamo rimasti in pochi a ricordarlo come il ragazzo gentile che era."
"Come mai lo conoscevi cos bene?" chiese Simon. "Pensavo che a quei tempi stregoni e Shadowhunters non fossero
esattamente...Hai presente, no? Diciamo...aperti al dialogo." In realt Simon pensava che fossero aperti al reciproco
massacro; da quello che aveva imparato grazie al Codice e alle lezioni di storia, gli Shadowhunters del passato
avevano dato la caccia a stregoni e altri Nascosti come i bracconieri agli elefanti: con lealt e dedizione sanguinaria.
"Questa  un'altra storia ancora" lo rimprover lei. "Non ti sto raccontando la mia storia, ti sto raccontando quella di
Tobias. Ti basti sapere che era un ragazzo gentile, persino nei confronti dei Nascosti, e che la sua gentilezza  stata
ricordata. Quello che sei tu, quello che tutti gli Shadowhunters oggi pensano di sapere,  che Tobias era un codardo
che abbandon i compagni al culmine della battaglia. Ma la variet non  mai cos semplice, no? Tobiad non voleva
lasciare la moglie malata e incinta, per aveva ubbidito ed era partito lo stesso. Nel profondo di quella foresta
bavarese incontr uno stregone che conosceva la sua pi grande paura e la us contro di lui, trovando la breccia nella
sua corazza, individuando un modo per farsi strada nella sua testa: lo convinse che la moglie era in grave pericolo. Gli
mostr addirittura l'immagine di Eva, insanguinata e morente, che lo supplicava di salvarla. Tobias cadde vittima
dell'incantesimo e lo stregone gli rivers addosso, una dopo l'altra, visioni di tutti gli orrori del mondo, che lo
Shadowhunter non riusciva a sopportare. S, Tobias scapp. La sua mente cedette. Abbandon i compagni e fugg tra
gli alberi, accecato e tormentato da incubi a occhi aperti. Come tutti gli Herondale, la sua capacit di amare
oltremisura, senza limite, fu per lui allo stesso tempo un grande dono ed una grande maledizione. Quando si convinse
che Eva era morta, croll. E io so di chi  la colpa della distruzione di Tobias Herondale."
"Ma allora non lo sapevano! Non potevano sapere che era stato portato volutamente alla pazzia!" protest Simon.
"Nessuno avrebbe pensato di punirlo per una cosa del genere!"
"Lo sapevano" lo contraddisse Catarina. "Ma non contava. Per loro contava soltanto il tradimento del dovere. Eva non
era mai stata in pericolo, ovviamente. Non finch Tobias non ebbe abbandonato la sua postazione. Ecco l'ultima
crudele ironia della sua vita: aver condannato la donna per la quale si sarebbe buttato nel fuoco senza la minima
esitazione. Lo stregone gli aveva mostrato uno sprazzo di futuro che non si sarebbe mai verificato, se solo Tobias
fosse stato in grado di resistergli. Non ne fu capace.
Spar. E il Conclave and da lei."
"Tu c'eri" prov ad indovinare Simon.
"C'ero, s."
"E non hai provato a fermarli?"
"Non ho perso tempo a fermarli, no. I Nephilim non danno retta ai Nascosti ficcanaso. Solo un pazzo proverebbe a
mettersi tra gli Shadowhunters e la loro Legge."
C'era qualcosa, nel modo in cui pronunci quelle parole, un che di arido e dolente al tempo stesso, che spinse Simon a
chiederle: "E tu sei pazza, vero?"
Catarina gli sorrise. " pericoloso dare certi appellativi agli stregoni, Simon. Per...S. Ci ho provato. Ho cercato Tobias
Herondale in modi che i Nephilim non conoscevano e l'ho trovato, fuori di senno, che vagava per la foresta. Non
ricordava nemmeno il proprio nome." Chin il capo. "Non ho potuto salvare n lui n Eva. Per ho salvato il bambino,
lui s."
"Ma come? E dove...?"
"Ho utilizzato una buona dose di magia e astuzia per addentrarmi nelle prigioni degli Shadowhunters, dove ti hanno
tenuto una volta" gli disse, indicandolo. "Ho fatto nascere il piccolo prematuramente, poi ho fatto un incantesimo alla
madre per dare l'impressione che fosse ancora in attesa. Quella sera Eva fu come acciaio: inesorabile e luminosa nelle
tenebre che erano discese su di lei...Non esit, non indietreggio e non si trad in alcun modo, mentre andava incontro
alla morte. Mantenne il nostro segreto fino alla fine, e gli Shadowhunters che la uccisero non sospettarono mai nulla.
Il resto fu quasi facile.  raro che i Nephilim si interessino alle faccende dei Nascosti, e questi ultimi trovavano spesso
molto conveniente la cecit dei primi. Non mi hanno vista quando sono salpata verso il Nuovo Mondo con un
bambino. Ci sono rimasta vent'anni, prima di tornare alla mia gente e al mio lavoro, cos che il piccolo crescesse e
diventasse adulto. Per anni non ci ho pi pensato, ma ora, se chiudi gli occhi, rivedo il viso di quando era giovane
come lo sei tu adesso. Il figlio di Tobias e di Eva. Era un caro ragazzo, gentile come il padre e fiero come la madre. I
Nephilim credono in una vita trascorsa nel rispetto di leggi dure e prezzi alti da pagare per tutti, ma la loro arroganza
dimostra che non colgono appieno il costo di ci che fanno. Il mondo sarebbe stato pi povero senza la presenza di
quel ragazzo.
Ebbe un amore mondano, e una vita mondana ricca di piccoli momenti di grazia che per uno Shadowhunter
avrebbero significato ben poco. I Nephilim non meritavano di avere tra loro una persona cos speciale. Perci ho
lasciato che fosse un dono per i mondani."
"In pratica mi stai dicendo che l fuori, da qualche parte c' un altro Herondale? E magari addirittura intere
generazioni di Herondale, di cui nessuno sa niente?" C'era una frase, nel Talmud, che al padre di Simon piaceva citare:
'Chi salva una vita salva il mondo intero'.
" possibile" gli conferm Catarina. "Ho fatto in modo che nessuno conoscesse la sua identit; perch fosse al sicuro.
Se la sua stirpe  proseguita, di certo i suoi discendenti si considerano semplici mondani. Solo adesso, con i ranghi
degli Shadowhunters ridotti all'osso, il Conclave potrebbe raccogliere nell'ovile figli o figlie smarriti. E forse c'
qualcuno tra noi che potrebbe contribuire. Al momento giusto."
"Perch mi stai raccontando queste cose, Catarina? Perch ora?
Perch?"
Lei smise di camminare e si volto per guardarlo, con i capelli argentei che ondeggiavano al vento.
"Salvare quel bambino  stato il crimine pi grave che abbia mai commesso. Almeno secondo la Legge
Shadowhunters. Se qualcuno venisse a saperlo persino ora..." Scosse la testa. "Ma  stata anche la mia decisione pi
coraggiosa. Quella di cui vado pi fiera. Sono vincolata agli Accordi come chiunque altro, Simon.
Faccio del mio meglio per vivere secondo la Legge. Per prendo le mie decisioni: c' sempre una legge superiore."
"Lo dici come se fosse facile scoprire quale sia..." osserv Simon.
"Essere cos sicuri di s, avere la certezza di stare dalla parte della ragione, a prescindere da ci che stabilisce la
Legge."
"Non  facile" lo corresse lei. "Ma fare certe scelte significa essere vivi. Ricordati le mie parole, Simon. Ogni scelta che
fai, fa di te quello che sei. Non lasciare mai che siano gli altri a decidere chi e come devi essere."
Quando torn in camera sua, con un turbine di pensieri che gli vorticavano in testa, Simon trov George seduto sul
pavimento del corridoio a studiare il Codice.
"Ehm...George?" Simon abbass lo sguardo sul suo compagno di stanza. "Non sarebbe pi semplice farlo dentro? Dove
c' la luce?
Dove non avresti uno strato di melma sotto il sedere? O meglio...dove ne avresti un po' meno."
"Mi hai detto che dovevamo aspettarti qui. Che avevi bisogno della tua privacy" gli rispose l'altro.
"Chi l'ha detto, scusa?" Domanda superflua, perch di chi poteva mai trattarsi? Prima che George potesse rispondere,
Simon stava gi aprendo per andare all'attacco. "Isabelle, non puoi sbattere fuori il mio compagno di..."
Rimase letteralmente di sasso, tanto che rischi di finire lungo disteso.
"Non sono Isabelle" precis la ragazza che se ne stava appollaiata sul suo letto. Aveva i capelli rosso fuoco raccolti in
uno chignon disordinato e le gambe piegate sotto di s. Sembrava molto a suo agio, come se avesse trascorso met
della sua vita seduta sul letto di Simon. In effetti, a sentir lei era andata proprio cos.
"Che ci fai tu qui, Clary?"
"Sono arrivata con un Portale."
Simon annu, in attesa. Era felice di vederla, ma allo stesso tempo ne soffriva. Come sempre, del resto. Si chiese
quando se ne sarebbe andato il dolore e quando lui sarebbe stato di nuovo in grado di provare la gioia dell'amicizia
che sapeva essere ancora l, come una pianta sotto un terreno ghiacciato, in attesa di ricrescere vigorosa.
"Ho sentito che cosa  successo oggi. Con il vampiro. E con Isabelle."
Simon si sedette sul letto di George, di fronte a lei. "Sto bene, ok?
Niente morsi n niente. Sei gentile a preoccuparti per me, ma non  che puoi aprire Portali e..."
Clary sbuff dal naso. "Vedo che l tuo ego gode di ottima salute.
Non sono venuta perch sono preoccupata per te, Simon."
"Ah. E quindi?"
"Sono preoccupata per Isabelle."
"Isabelle pu prendersi cura di se stessa anche da sola, ne sono sicuro."
"Tu non la conosci, Simon. Cio, non pi. E se sapesse che sono qui, mi ammazzerebbe, per...Tu non potresti cercare
di essere un po' pi carino con lei? Per piacere?"
Simon la fiss sgomento. Sapeva di aver deluso Isabelle, sapeva che la sua nuova esistenza era per lei una delusione
constante, sapeva che lei avrebbe voluto un altro Simon. Per non aveva mai osato pensare che la non vampiresca,
non eroica, non sexy replica di se stesso avesse addirittura il potere di ferirla.
"Mi dispiace" bofonchi. "Dille che mi dispiace!"
"Mi stai prendendo in giro?" ribatt Clary. "Non hai sentito la parte in cui ti dicevo che quella mi ammazza, se scopre
che sono venuta a parlarti di queste cose? Io a lei non dico proprio niente.
Lo sto dicendo a te, Simon. Cerca di aver tatto con lei.  pi fragile di quel che sembra."
"A me sembra la ragazza pi forte che abbia mai conosciuto" comment lui.
"Ed  anche quello, s" gli concesse Clary. Cambi posizione a disagio, poi balz in piedi. "Ok, ora dovrei...voglio dire,
so che in realt tu non mi vuoi qui, perci..."
"Non  quello,  solo che..."
"No, capisco, ma..."
"Scusa se..."
"Scusa tu se..."
Scoppiammo a ridere insieme, e Simon avvert che qualcosa gli si scioglieva nel petto, un muscolo contratto allo
spasmo di cui non si era nemmeno reso conto.
"Una volta non era cos, eh? Cos...imbarazzante, vero?" le chiese.
Clary gli rivolse un sorriso malinconico. "no. Era tante cose, ma imbarazzante mai."
Simon non riusciva neppure a immaginare di essersi potuto sentire cos a proprio agio con una ragazza, tanto meno
con una ragazza come quella, bella, sicura di s e piena di luce. "Scommetto che mi piaceva."
"Lo spero, Simon."
"Clary..." Non voleva che lei se ne andasse, non ancora, ma non sapeva bene cosa dirle, in caso fosse rimasta. "Conosci
la storia di Tobias Herondale?"
"La conoscono tutti. E, ovviamente, con Jace..."
In un istante Simon ricord: Jace era un Herondale. L'ultimo degli Herondale. O almeno era quello che pensava.
Se, da qualche parte l fuori, c'erano davvero suoi consanguinei, perduti generazioni prima, forse gli avrebbe fatto
piacere saperlo, no? Doveva dirglielo? Dirlo a Clary?
Si immagin un Herondale smarrito, un ragazzo o una ragazza coi capelli dorati che non sapeva niente degli
Shadowhunters n delle sordide vicende dei propri antenati. Forse sarebbe stato contento di scoprire chi era
veramente...O forse, se Clary e Jace fossero andati a bussare alla sua porta, raccontando storie di angeli e demoni e
nobili tradizioni di follia che sfida la morte, sarebbe scappato a gambe levate.
A volte Simon si domandava cosa sarebbe successo se Magnus non l'avrebbe mai trovato, se non gli avesse offerto la
possibilit di rientrare nel mondo degli Shadowhunters. Avrebbero vissuto in un inganno, certo...ma sarebbe stato un
felice inganno. Sarebbe andato all'universit, avrebbe continuato a suonare con la band, avrebbe flirtato con ragazze
normali, avrebbe vissuto sulla superficie delle cose, senza mai domandarsi cosa ci fosse nell'oscurit sottostante.
Immaginava che, nella sua vita precedente, dire tutto a Clary sarebbe stato scontato. Immaginava che loro due fossero
quel genere di amici che si raccontavano ogni cosa l'uno dell'altra.
Adesso, ricord a se stesso, non erano amici. Lei era una sconosciuta che gli voleva bene, ma pur sempre una
sconosciuta.
"Tu cosa ne pensi?" le chiese. "di ci che il conclave fece alla moglie di Tobias e al loro bambino?"
"Scusa, ma cosa posso pensare, secondo te?" ribatt Clary.
"Considerando chi era mio padre? Considerato quello che  successo ai genitori di Jace, e di come lui  sopravvissuto?
Non  ovvio?"
Avrebbe potuto esserlo per uno che conoscesse loro e le loro storie, ma non per Simon.
Clary lo guard dispiaciuta. "Ah."
La confusione di lui doveva essere evidente, cos come la delusione di lei, come se si fosse appena ricordata chi era
Simon e chi non era.
"Non fa niente. Diciamo soltanto che, secondo me, la Legge conta, ma non  l'unica cosa che conta. Si, insomma, se la
seguissimo senza un minimo senso critico, io e te avremmo mai..."
"Cosa?"
Scosse la testa. "No, ho promesso a me stessa che avrei smesso di farlo. Non ti servono aneddoti sporadici su cosa ci 
successo, su chi eri una volta. Tu devi capire chi sei adesso, Simon. Lo voglio, per il tuo bene. Voglio che tu abbia
questa libert."
Simon era meravigliato da come lei lo capiva. Da come sapesse cosa voleva senza che lui dovesse chiederlo.
Trov finalmente il coraggio di porle una domanda che si stava facendo da quando aveva messo piede in Accademia.
"Clary, quando io e te eravamo amici, prima che tu scoprissi degli Shadowhunters e tutto il resto, eravamo...uguali?"
"Uguali in che senso?"
Fecce spallucce. "Ma si, entrambi appassionati di musica un po' insolita, fumetti e...nemici della palestra."
"Mi stai chiedendo se eravamo due nerd in piena regola?" fece Clary, ridendo un'altra volta. "Affermativo!"
"Ma adesso tu..." Indic con un gesto della mano i bicipiti scolpiti di lei, la grazia coordinata di ogni suo movimento,
tutto ci che sapeva del suo passato e del presente. "Sei una specie di Amazzone guerriera."
"B...grazie. Credo che Jace sia un ottimo allenatore. E poi ci sono stati vari incentivi che spingevano a raggiungere
certi livelli piuttosto in fretta, tipo scongiurare l'apocalisse e simili. Due volte di seguito."
"Giusto. E comunque mi sa che tu ce l'hai nel sangue. Cio, ha senso che tu sia brava in certe cose, no?"
"Simon..." Clary socchiuse gli occhi, come se all'improvviso stesse cominciando a capire dove l'altro voleva arrivare.
"Te ne rendi conto vero, che la caccia ai demoni non  solo questione di muscoli? Altrimenti l'avrebbero chiamata
Accademia del Bodybuilding."
Simon si massaggi i bicipiti indolenziti con aria afflitta. "Forse dovrebbero."
"Simon, non saresti qui se i responsabili non fossero convinti che hai quel che serve."
"Sono convinti che l'avesse lui" la corresse. "Il ragazzo con i superpoteri da vampiro e...ogni altra caratteristica di serie
che i vampiri hanno in dotazione."
Clary gli si avvicin e gli affond con forza un dito nel petto. "No, tu. Simon, hai presente quanto ci siamo spinti in l in
quella dimensione demoniaca? Ricordi che siamo riusciti ad avvicinarsi a Sebastian abbastanza da sconfiggerlo?"
"No, ma suppongo che ci abbia implicato soppressioni di demoni a raffica?"
"Non tante quante avrebbero potuto essercene, perch a te, Simon, a te,  venuta in mente una strategia migliore. Una
cosa a cui hai pensato grazie a tutti quegli anni passati a giocare a D&D."
"Aspetta, dici sul serio? Mi stai dicendo che i trick di un videogame hanno funzionato davvero, nella vita reale?"
"Te lo sto dicendo. Ti sto dicendo che tu ci hai salvati. E pi di una volta. Non perch fossi un vampiro, non per via di
qualcosa che hai perduto. Ma per quello che eri, Simon. E ancora sei." A quel punto Clary si allontan e inspir
profondamente. "Mi ero ripromessa di non farlo" disse, con fierezza. "Me l'ero ripromessa."
"No. Sono contento che tu l'abbia fatto. Sono contento che tu sia venuta."
"Ok, adesso per meglio che me ne vada. Tu per cerca di ricordarti quello che ti ho detto su Izzy, va bene? So che non
riesci a capirlo, ma ogni volta che la guardi come se fosse una sconosciuta,  come... come se qualcuno le stesse
premendo un ferro rovente sulla pelle. Il male che le fa  lo stesso."
Sembrava molto sicura, come se lo sapesse per esperienza.
Come se in quel momento non stessero pi parlando soltanto di Isabelle.
Eccola, Simon la sent di colpo: non era il moto di simpatia che avvertiva spesso quando Clary gli sorrideva, bens una
potente ondata di affetto che quasi gli mosse i piedi e lo fece cadere tra le braccia di lei. Per la prima volta, quando la
guard, non fu pi un'estranea: lei era Clary. La sua migliore amica. La sua famiglia.
La ragazza che aveva sempre giurato di proteggere. La ragazza a cui voleva tanto bene quanto ne voleva a se stesso.
"Clary" le disse. "Quando eravamo amici era fantastico, vero?
Voglio dire, non mi sto immaginando tutto, se sento che questa  la mia casa? Io avevo te e tu avevi me, ci davamo
sostegno a vicenda. Stavamo bene insieme, vero?"
Il sorriso di lei si trasform. Perse la malinconia di cui era velato e si illumin della stessa sicurezza di Simon,
sicurezza che tra loro c'era qualcosa di vero e reale. Fu come se Simon le avesse acceso una luce dentro. "Oh, Simon!
Noi due eravamo assolutamente grandiosi!"
...
FINE.